Messaggio 01
 
     
 

Wijchen (Paesi Bassi), 22.03.1999

 

 
     
 

Essenza della Gita (Ch. II : 55-72)

quale è stata percepita da Shibendu Lahiri durante un profondo processo meditativo mentre testimoniava il graduale trapasso di sua moglie Bithika che si trovava nello stadio finale del cancro.
La frase più significativa e rivelatrice in questi 18 versi è: "Indriyani-indriyarthebhas tasya prajna pratisthita".
Questa frase appare due volte nell'insieme di questi 18 versi (58 2ª riga e 68 2ª riga) e ciò proprio a causa della sua straordinaria importanza. Questo messaggio ha un potere devastante; se esso riesce a colpire la vostra "Ego-ità" allora la coscienza di separazione salterà per aria. Il pensiero si troverà allora nel suo stato naturale cioè non più continuamente presente: ci sarà un ri-orientamento, una mutazione, una introspezione e la vostra vita sarà libera dal dolore, angoscia, agitazione, arroganza, antagonismo, stress e fatica, tensione e inquietudine, congetture e supposizioni, inibizioni e idiosincrasie, paradossi e perplessità, perversioni e paranoie. Allora il pensiero farà cessare la presa strangolatrice sulla vostra esistenza dando origine ad uno stato di consapevolezza attiva la cui natura non è di separazione ma di unione, dove cioè stimolo e risposta diventano un unico movimento.
Una persona iniziata al Kriya viene detta "Kriyanwita" o "Kriyaban" che significa: colui che è stato attivato. Cioè una persona in cui è stata attivata la consapevolezza e quindi non continua a illudere se stesso né fa qualcosa per ingannare gli altri. Questa persona è consapevole dei trucchi dell’io, dell'ego, della egoità e dei meccanismi auto protettivi della mente.
Questa frase estremamente importante che appare due volte nella essenza della Gita afferma che le percezioni sensoriali dovrebbero funzionare in modo naturale per lo scopo per cui sono state designate. Il pensiero (i condizionamenti e la cultura) sovrappone un qualcosa di estraneo sui sensi che trasforma le sensazioni dirette in sensualità.
Il pensiero divide le sensazioni in piacevoli e spiacevoli e questo da origine alla sensualità.
Il pensiero, perciò crea desiderio per ripetere ciò che è piacevole ed evitare ciò che è spiacevole: questa è propriamente sensualità e l'inizio di qualcosa di orribile nella pura qualità della vita.
Questa fase carica di significato implica che non c'è alcun problema nelle percezioni sensoriali ma che la sensualità è la causa prima del nostro dolore e sofferenza.
Dunque quando le sensazioni non sono contaminate dalla sensualità allora si rimane stabili nello stato di saggezza. Quando i cinque sensi funzionano in modo naturale, senza interferenza del pensiero allora non c'è più problema di alcun tipo.


55
Quando la sensualità è totalmente spazzata via cioè quando il pensiero ha definitivamente cessato di interferire con le funzioni dei sensi, allora non c'è più la dicotomia soggetto-oggetto nell'ambito della coscienza, cioè è avvenuta una fusione tra il "me" e la cosa che agisce su di "me". Allora emerge il "non-me", il "non-io" ovvero la "non-mente". Questo comporta assoluta equanimità, imparzialità ed equilibrio nella mente.

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In questo stato di equilibrio non ci si trova più nello stretto corridoio degli opposti. Allora il piacere non è più il "tuo" e così il dolore, l'attaccamento, l'avversione. Né lo è più la paura né la mancanza di paura, la codardia o il coraggio, l'aggressione o l'amicizia, la vittoria o la sconfitta. Nulla è più "tuo".

57
In questo stato di equilibrio il bene non è il "tuo", il male non è il "tuo", l'adulazione, la ferita, l'onore, l'insulto non sono "tuoi".

58
Nello stato di consapevolezza senza preferenza i sensi funzionano esattamente nel modo per il quale sono stati designati. Cessata la loro funzione naturale essi vengono ritirati (pur tuttavia rimanendo vigili) come gli arti di una tartaruga e in questo modo la sensualità è evitata.

59
Quando la sensualità non viene nutrita più le genuine percezioni dei sensi rivelano il Param (l'Altro) neutralizzando l'osservatore, il "me".

60
Pesino una persona che possiede un costante discernimento può essere sopraffatta dalla sensualità della mente (cioè dalla follia dei sensi) nonostante la determinazione di mantenere sempre lo stato di equanimità.

61
Quando i condizionamenti sono tenuti a freno e ogni disordine viene eliminato alla radice allora avviene l'integrazione, la stabilità della "NON-MENTE" (KRISHNA). Quando i sensi funzionano correttamente cioè in modo olistico senza contaminazioni sensuali allora la saggezza è costante.

62
Dal contatto nasce il desiderio, nutrito dall'immaginazione per l'oggetto e questo diventa brama incontrollabile. Quindi inevitabilmente si arriva a frustrazione e al risentimento.

63
Dal risentimento nasce lo schermo dell'illusione e quindi la percezione stessa viene disturbata. Allora si perde il contatto con l'intelligenza e da ciò ne viene la caduta definitiva dallo stato iniziale di Grazia.

64
Il Sé quale sottile energia individuale in stato di ordine totale (e non il centro dell'Ego che si trova in stato di disordine) non è altro che il Sé nello stato naturale ovvero di completa libertà senza condizionamenti. In tale situazione si entra in uno stato di benedizione. E questo è possibile solo quando i sensi funzionano con assoluta equanimità durante il contatto con gli oggetti. Solo nello stato di equanimità i sensi funzionano nello stato naturale e la loro trasformazione in sensualità e le conseguenti brame (che sono causa del dolore) possono essere evitate.

65
Nello stato benedetto di pura percezione sensoriale ogni DUKKHA (dolore) viene spazzato via. Sicuramente così ci si stabilisce nello stato di interezza, in sintonia con il felice stato di intelligenza.


66
Non ci può essere pace per chi si è separato dall'intelligenza e dalla consapevolezza. Se non c'è pace non c'è felicità ma disarmonia con la totalità della vita.


67
La mente che si trova nella presa della sensualità non trova più la saggezza, che è l'intelligenza propria della NON-MENTE, e così entra nella tempesta come una nave sconvolta dalla bufera.


68
Una persona nella quale i sensi funzionano naturalmente per lo scopo per cui sono stati designati si trova in uno stato di completo distacco (libertà) e così la sua saggezza diventa stabile.


69
Colui in cui ogni condizionamento si trova sotto controllo, rimane desto con una consapevolezza attivata; mentre altri si trovano nell'oscurità dei riflessi condizionati. E quando altri sembrano gioire dei loro obiettivi sensuali questo viene visto dal saggio come oscurità.


70
Chi cerca i piaceri sensuali non potrà mai trovare pace. Ma colui in cui le brame e i desideri sorgono e scompaiono naturalmente (stato di distacco) conosce la pace e non è disturbato proprio come l'oceano non è alterato dai fiumi che affluiscono e svaniscono in esso.


71
Chi vive in uno stato di distacco e di mancanza di Egoità entra certamente nel regno della pace e della tranquillità.


72
L'umanità si meraviglia perché questo Brahmi-Stithi (stato di unificatore di risveglio) non viene raggiunto. Ma persino alla fine della propria vita, se uno emerge in questo stato raggiunge la liberazione suprema da cui non c'è possibilità di caduta.

HARI AUM TAT SAT
HARA HARA SHAMBHO