Messaggio 14
 
     
 
Albuquerque, New Mexico, 9 Settembre 1999
 
     
 

Lo scopo del Kriya Yoga è una profonda religiosità che emerga dallo svanire (Laya) della mente e diventi la religione della “ non-mente”: una mente nuova in cui vengono negate le negatività della mente. Comunque, prima di iniziare il viaggio in questa profonda religione (Sat-Chit-Anand) che viene menzionata brevemente nelle ultime righe del foglio del primo Kriya sotto il nome di Laya Yoga, vale la pena di riflettere sulle quattro specie di religione che appartengono alla mente proprio per prendere in considerazione la situazione reale da cui noi, in un modo o nel altro, siamo partiti.


La prima è il prodotto dell’ignoranza.
L’Ego non accetta di essere ignorante; perciò asserisce con aggressività che tutto quello che conosce è la verità suprema e finale. Tutto questo conduce al fanatismo, fondamentalismo e a tutto quel sangue che è stato versato nel nome della religione (forse più sangue per tale motivo che non per nessun’altro). Questa religione arriva ad affermare che persino la guerra può essere un atto religioso (si pensi alle guerre sante, alle crociate allo Jihad!). Se la guerra è santa allora che cosa mai meriterà di essere considerato non santo? Questa perversa religione della mente ha distrutto l’integrità dell’essere umano ponendolo contro la totalità della vita, spingendolo a distruggere la vita. I sistemi di credenza di questo tipo di religione non sono altro che strategie per ingannare l’umanità e mantenere l’uomo per sempre in uno stato miserabile.


La seconda è il prodotto della paura.
Ogni specie di paura e di senso di colpa viene qui indotto attraverso miti, storie e congetture. Secondo questo tipo di religione l’uomo esiste solo per essere punito, per pagare il suo peccato “originale”. Da questo ordine di idee scaturisce anche l’idea dell’inferno che incarna la più terribile di tutte le paure.


La terza è il prodotto dell’avidità.
Qui vengono generate tutte le specie di fantasie, aspettative, speranze, ambizioni, desideri e avidità per mantenere l’essere umano sempre in uno stato di agitazione e disturbo. Il concetto di paradiso è la massimizzazione dell’avidità stessa.


La quarta è il prodotto della teologia.
Questa è bastata sul portare avanti tesi - antitesi e sintesi e con ciò tutte le controversie e contraddizioni, tutte le asserzioni e le negazioni, vari concetti di “sacro” attraverso frasi altisonanti. Tutte queste cose non sono altro che la spazzatura della mente a guisa di escrementi che un animale lascia cadere.

Non c’è verità alcuna in quello che la mente - attraverso questi quattro tipi di religione afferma.

Adesso cerchiamo di comprendere la religione della “non-mente” nelle sue tre dimensioni. Questa è una sola anche se si presenta sotto tre aspetti che si integrano a vicenda. Questa profonda religione spazza via ogni oscura emozione creatasi nell’uomo per seguire la religione della mente, emozione che è malata, brutta, nauseabonda. La mente vi corrompe, la “non-mente” corregge in voi quello che non va ( N.B. “non-mente” è diverso da “mancanza di mente”!) Voi potete usare male la mente ma non la “non-mente“. Questa religione della “non-mente” è la scienza del decondizionare, del cancellare i programmi che sono stati registrati nella mente. Essa non ha bisogno di profeti, saggi, papi, Avatar, Paramahansa, Mahamandaleshwar. Energia di pura comprensione ed intelligenza ecco quello che serve! La mente vi può fornire un bagaglio di informazioni, la “non-mente” provoca in voi una permanente trasformazione.


Prima dimensione della religione della “non- mente”.
Sat—pura esistenza—Atithi Bhava ovvero vivere con l’attitudine dell’ospite. Tutti noi siamo ospiti. Nessuno di noi risiederà permanentemente in questo mondo. Un ospite vive senza attaccamenti ma con un senso di proporzione: non crea alcun disordine alla pura qualità della vita.


Seconda dimensione della religione della “non- mente”.
Chit—pura consapevolezza—Sakshi Bhava. Questo significa esistere quali testimoni che non hanno preferenze, la cui consapevolezza non è più teatro di battaglie tra differenti pensieri. Questa è una consapevolezza in cui non viene meno lo stato di equanimità.
Terza dimensione della religione della “non- mente”.


Anand—pura gioia (che è diversa dal piacere!)—Samapti Bhava. Qui si sottolinea, si realizza il momento del finire e non più l’essere attirato dalla trappola degli opposti. Se coltivo l’opposto del male non otterrò la bontà ma solo una povera imitazione di essa che sarà pur sempre il prodotto della furbizia della mente. La bontà fiorisce quando il male è totalmente finito, terminato. Quando il dolore dovuto alle brame egoistiche trova la sua fine come conseguenza del manifestarsi della “non-mente“ allora la beatitudine (Anand) è presente.

Meditate sugli insegnamenti del Laya Yoga, di cui abbiamo scritto sopra, e che sono condivisi durante il processo di iniziazione al Kriya Yoga e cercate di comprendere questo messaggio semplice e incisivo che proviene dallo Yogi capofamiglia Lahiri Mahashay e non restate confusi con tutte quelle parole vuote che gli vengono attribuite e che vi vengono proposte nei mercati spirituali. Lahiri Mahashay non abitò questo pianeta solo per lasciarci soddisfatti con povere consolazioni paralizzanti ma venne a spezzare la nostra prigione mentale. Comprendete e praticate il Kriya Yoga e allora troverete quello che Lao Tzu e Lahiri Mahashay avevano trovato nel Laya (“non-mente”).