Messaggio 154
 
     
 
Mosca (Russia), 7 settembre 2008
 
     
 

Sul demone che tiene in schiavitù l’umanità – questa psiche separativa chiamata “io”


V’è il contratto o accordo sociale che prevede la rinuncia a una parte della propria libertà in cambio dei benefici e delle gratificazioni derivanti dal vivere in una società organizzata. In varie società esistono differenti sistemi di potere e queste differenziazioni danno origine al conflitto, all’invidia, all’ideologia, alla persecuzione, alla politica e alla ricerca di potere. La pretesa di libertà, o la parziale rinuncia a essa, così come le sue diverse applicazioni provengono tutte dalle limitazioni, dalle schiavitù e dalle egoistiche attività dell’io nelle sue infinite pretese e occupazioni. La condizione umana è costituita dalla proiezione dell’io illusorio dal sedimento di fondo della coscienza separativa, la quale mantiene e perpetua tutti i paradossi, i pregiudizi, le afflizioni e gli inquinamenti della psiche umana. La libertà che l’io possiede è unicamente quella di aggiustare marginalmente e parzialmente abbellire le sue schiavitù. Alla fine la libertà dell’io porta a guerre e omicidi di massa sotto i vessilli del nazionalismo, delle religioni, dei guru, delle sette, dei culti e di altre mafie politiche. La conoscenza accumulata dall’io non è in grado di rendere liberi, ma è in grado di creare nuove schiavitù. Per esempio, in questo paese, le idee marxiste hanno condotto il popolo dalla schiavitù degli zar alla schiavitù di Stalin e della sua cricca. In India, la cosiddetta libertà politica, ottenuta dagli “ego” degli ideologi gandhiani, alla fine è terminata in un orribile sfruttamento da parte di politici e burocrati corrotti. La libertà formulata dall’io è ottusa e superficiale, di conseguenza non è in grado di determinare un cambiamento radicale o una trasformazione essenziale negli esseri umani.

L’assoluta e più profonda libertà è la libertà di arrendersi (surrender)! Ma la trama dei servaggi e dei gravami dell’io non consente agli esseri umani di rendersi disponibili a questa incondizionata libertà di abbandonarsi. La mancanza di questa libertà costituisce la principale causa di infelicità, dolore, tristezza e sofferenza degli esseri umani. La libertà di arrendersi implica la totale rinuncia e il rifiuto della fittizia autorità psicologica interiore (ego-ità). Questo significa non dipendere da testi sacri o ciarlatani spirituali, libri e bande di seguaci di presuntuosi paramahansa, maharishi o altri lestofanti. Comprendete, per favore, che quando uno dice: “Mi sono abbandonato”, costui in realtà ha trovato qualcuno, qualche ideale o qualcosa da cui dipendere psicologicamente. Se uno afferma: “Io sono libero”, allora quegli non è libero, perché l’io stesso è di per sé schiavitù.
La libertà consiste nella pura osservazione priva di coinvolgimento in ciò che si visto, in ciò che è afferrato dal pensiero o interpretato dalle parole.

Il pensiero è il vero tiranno malvagio che impedisce la (pura) percezione e la (vera) conoscenza, provocando in questo modo la schiavitù dell’umanità. Il rifiuto di tutto ciò che appartiene al divenire conduce a straordinaria libertà. Essere liberi di abbandonarsi significa essere veramente religiosi. Questo significa non essere limitati dagli impulsi separativi della nostra consapevolezza (egoica), il che significa essere una parte integrante e responsiva della totalità della Vita.
Colui che è veramente libero è capace d’Amore. Vi è una forma d’amore che consiste in un’azione puramente estroversa, una forza viva che emana dall’essere interiore che è privo di dualità. Affinché questo amore possa penetrare dentro l’essere, una persona deve essere libera, il che significa una persona che agisce, non che re-agisce, una persona che ha compreso e trasceso ogni forma di schiavitù e dipendenza, ogni interna ed esterna autorità.


Jai Surrender