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Sul demone che tiene in schiavitù
l’umanità – questa psiche separativa chiamata “io”
V’è il contratto o accordo sociale che prevede la rinuncia
a una parte della propria libertà in cambio dei benefici e delle
gratificazioni derivanti dal vivere in una società organizzata.
In varie società esistono differenti sistemi di potere e queste
differenziazioni danno origine al conflitto, all’invidia, all’ideologia,
alla persecuzione, alla politica e alla ricerca di potere. La pretesa
di libertà, o la parziale rinuncia a essa, così come le
sue diverse applicazioni provengono tutte dalle limitazioni, dalle schiavitù
e dalle egoistiche attività dell’io nelle sue infinite pretese
e occupazioni. La condizione umana è costituita dalla proiezione
dell’io illusorio dal sedimento di fondo della coscienza separativa,
la quale mantiene e perpetua tutti i paradossi, i pregiudizi, le afflizioni
e gli inquinamenti della psiche umana. La libertà che l’io
possiede è unicamente quella di aggiustare marginalmente e parzialmente
abbellire le sue schiavitù. Alla fine la libertà dell’io
porta a guerre e omicidi di massa sotto i vessilli del nazionalismo, delle
religioni, dei guru, delle sette, dei culti e di altre mafie politiche.
La conoscenza accumulata dall’io non è in grado di rendere
liberi, ma è in grado di creare nuove schiavitù. Per esempio,
in questo paese, le idee marxiste hanno condotto il popolo dalla schiavitù
degli zar alla schiavitù di Stalin e della sua cricca. In India,
la cosiddetta libertà politica, ottenuta dagli “ego”
degli ideologi gandhiani, alla fine è terminata in un orribile
sfruttamento da parte di politici e burocrati corrotti. La libertà
formulata dall’io è ottusa e superficiale, di conseguenza
non è in grado di determinare un cambiamento radicale o una trasformazione
essenziale negli esseri umani.
L’assoluta e più profonda libertà è la libertà
di arrendersi (surrender)! Ma la trama dei servaggi e dei gravami dell’io
non consente agli esseri umani di rendersi disponibili a questa incondizionata
libertà di abbandonarsi. La mancanza di questa libertà costituisce
la principale causa di infelicità, dolore, tristezza e sofferenza
degli esseri umani. La libertà di arrendersi implica la totale
rinuncia e il rifiuto della fittizia autorità psicologica interiore
(ego-ità). Questo significa non dipendere da testi sacri o ciarlatani
spirituali, libri e bande di seguaci di presuntuosi paramahansa, maharishi
o altri lestofanti. Comprendete, per favore, che quando uno dice: “Mi
sono abbandonato”, costui in realtà ha trovato qualcuno,
qualche ideale o qualcosa da cui dipendere psicologicamente. Se uno afferma:
“Io sono libero”, allora quegli non è libero, perché
l’io stesso è di per sé schiavitù.
La libertà consiste nella pura osservazione priva di coinvolgimento
in ciò che si visto, in ciò che è afferrato dal pensiero
o interpretato dalle parole.
Il pensiero è il vero tiranno malvagio che impedisce la (pura)
percezione e la (vera) conoscenza, provocando in questo modo la schiavitù
dell’umanità. Il rifiuto di tutto ciò che appartiene
al divenire conduce a straordinaria libertà. Essere liberi di abbandonarsi
significa essere veramente religiosi. Questo significa non essere limitati
dagli impulsi separativi della nostra consapevolezza (egoica), il che
significa essere una parte integrante e responsiva della totalità
della Vita.
Colui che è veramente libero è capace d’Amore. Vi
è una forma d’amore che consiste in un’azione puramente
estroversa, una forza viva che emana dall’essere interiore che è
privo di dualità. Affinché questo amore possa penetrare
dentro l’essere, una persona deve essere libera, il che significa
una persona che agisce, non che re-agisce, una persona che ha compreso
e trasceso ogni forma di schiavitù e dipendenza, ogni interna ed
esterna autorità.
Jai Surrender
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