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Messaggio 1995
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Satyalok, Varanasi, 15 Agosto 1995
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Senza porre le fondamenta di una vita virtuosa il Kriya diventa una fuga e perde perciò comunque il suo valore. Una vita virtuosa non è soltanto seguire la morale della società, piuttosto è libertà dall'invidia, dall'avidità e dalla ricerca di potere. Senza conoscere le attività del Sé, il Kriya diventa un'eccitazione dei sensi e perciò assai insignificante. La mente nel Kriya è senza limiti non solo nella sua capacità di pensiero, di agire efficientemente, ma anche nel vero senso di vita a vasto spazio dove uno diventa parte del tutto. Nel "Parabastha del Kriya" qualche cosa di particolare accade, tale che nessun tipo di droga o autoipnosi può dare. La mente entra in se stessa penetrando ancora di più in profondità, dopodiché profondità ed altezza perdono di significato. Ogni forma di criterio improvvisamente cessa. In questa condizione c'è una pace completa, non soltanto la mera soddisfazione che nasce dalla gratificazione. Il Kriya è un passaggio dall'innocenza all' innocenza. Nell' esplosione del Kriya gli occhi diventano innocenti e l'amore allora diventa una benedizione. Il Kriya apre la porta all'incalcolabile e all' incommensurabile. Il Kriya produce la mente religiosa, quella "religione" profonda che non è toccata dalla chiesa, dal tempio e dalla moschea. Il Kriya non èuna fuga dal mondo, bensì piuttosto la comprensione del mondo e delle sue vie. Il Kriya decondiziona e perciò ci libera dal nostro karma passato.
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