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Messaggio 27
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Chennai, India, 17 Agosto 2000
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Nella preghiera c’è una domanda che nasce dalla mente. E’ il dolore della solitudine, lo strazio della personalità centrata sull’ego in cui Dio è “presente” solo come assenza! Questo Dio è il prodotto di dibattiti che emanano dalla logica dei teologi. Nella meditazione c’è distacco uno stato di “non mente”. E’ un “essere solo” un processo di auto-svuotamento dove l’innominabile è una tremenda presenza. Questo non ha nulla a che fare con la coalizione dei “credenti”, umanità impegnata in ogni genere di credi, fanatismi, e battaglie nel nome di Dio. Il dialogo in questo “essere solo” scaturisce dall’amore per la verità. La preghiera sorge dalla coscienza separativa. La meditazione sgorga dalla coscienza innocente e senza contenuto. Nella preghiera c’è il mendicare e il generare. Nella meditazione c’è beatitudine e benedizione. Il kriya yoga è praticato per essere nella completezza della mente equanime. E questo è meditazione che non è concentrarsi ed essere disponibile ai riflessi condizionati come esperienza. La meditazione è un movimento in Tathya (Realtà) mentre la preghiera è una stagnazione in Tatwa (Teoria). Dove c’è Prarthi (entita soggettiva), non c’è Prarthana (preghiera). E’ per questo che solo dilemmi, paradossi, e cose che si vogliono ottenere sono promosse e perpetuate dalla preghiera. Om Shanti Shanti
Shanti |
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